Quanto è criticabile chi reagisce alle provocazioni del calcio?

“Comando Stellare da C3BO”
“Qui Comando Stellare, sono il Comandante”
“Vorrei fare rapporto dal pianeta terra, Signore”
“Avanti C3BO, ti ascolto”
“Signore, mi trovo in uno stadio per assistere ad una partita di calcio, uno sport un po’ strano”
“Strano? Spiegati meglio C3BO”
“Signore, non capisco le regole del gioco e perché i terrestri si divertono. I giocatori corrono dietro una palla, ma questo non interessa a nessuno. Sembra che il vero scopo del gioco sia provocare i tifosi e i giocatori avversari per farli arrabbiare e reagire con violenza. Inoltre i tifosi sono tenuti in gabbia, separati dal campo di gioco con reti metalliche sorvegliate dalla polizia”
“Mmm…come avvengono le provocazioni, C3BO?”
“Signore, le faccio alcuni esempi. I tifosi cantano spesso agli avversari una canzone dal titolo ‘devi morire’. Quando un giocatore fa gol poi sfotte gli avversari dicendo che li ha purgati, facendo la linguaccia, suonando il violino, ballando la samba, ecc.. Addirittura pochi minuti fa un giocatore sostituito ha insultato pesantemente il suo stesso allenatore il quale ha reagito prendendolo a pugni. Tutti si sono divertiti moltissimo e hanno applaudito!”
“Hai ragione C3BO, il calcio terrestre è davvero un gioco molto strano. Invierò il tuo rapporto alla Sezione ‘Misteri Spaziali’
“Devo salutarLa Signore, i vicini per sfogarsi vogliono prendermi a sprangate…aiuto…”

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Tv in sottofondo, un rischio per i bambini

Un recente studio americano ha denunciato i danni causati ai bambini dalla tv lasciata accesa in sottofondo.

Il bimbo studia, oppure fa merenda o semplicemente gioca. Intanto la tv è rimasta accesa e continua a trasmettere suoni, immagini e stimoli. Nessuno considera quel televisore, ma in realtà tutti lo avvertono. E sui bambini ogni giorno fa un piccolo danno, distogliendo la loro attenzione e disturbando la loro concentrazione. Negli Usa i bambini sono esposti in media 4 ore al giorno a rumori e immagini da tv in sottofondo. Ma la tv in background fa male, perché i bimbi non sono fatti per il multitasking: ne soffrono la concentrazione, l’apprendimento, lo studio e la lettura.

La società in cui viviamo ci obbliga al multitasking facendo più cose contemporaneamente, sia perché siamo continuamente stimolati da impegni, pubblicità, ecc., e sia a causa delle nuove tecnologie (telefono, computer, ecc) che richiedono di essere “sempre connessi”. Gli esperti parlano di concentrazione intermittente, ma la tendenza un po’ schizofrenica del multitasking non è nella natura del cervello umano e tanto meno in quella dei bambini, fortemente penalizzati nelle loro capacità di apprendimento da questo continuo bombardamento. Per questo la tv in sottofondo fa male e ora lo dimostra anche questa ricerca internazionale il cui messaggio è molto chiaro: se nessuno sta guardando la televisione, spegnila!

La tv in sottofondo è nociva perché risucchia le energie e l’attenzione inconscia dei bambini che non sono fatti per gestire simultaneamente più compiti e hanno invece necessità di convogliare tutte le proprie energie nella mansione da svolgere in quel momento.

In molte case la tv rimane accesa anche quando nessuno la guarda o la ascolta, ma la tv è una forma di compagnia per gli adulti mentre per i bambini può interferire significativamente con lo sviluppo del linguaggio. D’altra parte l’eccesso di esposizione alla televisione è già di per sé nocivo, infatti i bambini cresciuti a pane e tv leggono e si esercitano meno, spesso sono sovrappeso e addirittura guadagnano meno in età adulta. I bambini sopra i due anni dovrebbero guardare la tv per 1 o 2 ore al giorno (di programmi appropriati si intende) mentre i bambini più piccoli non dovrebbero guardarla per niente. Senza considerare ovviamente la tv in sottofondo. Il suggerimento, ricorrente, forse banale, ma sempre infallibile, è quello di leggere ai figli un buon libro. A tv rigorosamente spenta.

Fonte: Corriere.it

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Bambini moderni: look da adulti e autonomia da bebè

Bambini moderni: look da adulti e autonomia da bebè

Oggi da un lato riconosciamo ai bambini responsabilità da adulti, come ad es. la scelta di abiti e look, ma dall’altro lato li consideriamo poco più autonomi di un bebè.

Per un bambino l’autogestione dell’abbigliamento è tra i primi segni di indipendenza dalla famiglia e adesione alla comunità dei coetanei. Ma non si tratta di una vera conquista se poi, per le azioni quotidiane più banali (ad es. allacciarsi le scarpe o abbottonarsi la camicia) deve ricorrere ai genitori perché è ritenuto incapace di fare da solo.

Oggi l’età della scelta del look si è abbassata, e la mamma, al contrario di come faceva un tempo, consulta sempre il figlio per riempirgli il guardaroba. Inoltre se prima il vestire era un motivo di conflitto, oggi lo è molto meno, e anzi è occasione di complicità. E ciò non vale solo per le femmine, anche se le bambine sono sempre più precoci dei maschi nello stabilire gli abiti di proprio gradimento sottraendosi ai gusti imposti dai genitori. Infatti ormai anche i maschi manifestano molto presto idee chiarissime sull’ abbigliamento: basta guardarsi intorno per vedere frotte di ragazzini andare a scuola al mattino con felpe griffate alla moda e pantaloni a vita bassa. L’impressione, semmai, è che i maschietti siano più condizionati da fattori esterni, come lo sport o l’ idolo del cinema del momento, ma sia maschi che femmine scelgono gli abiti in modo consapevole e non casuale.

In conclusione oggi mamma e papà vivono una importante contraddizione: assistono i figli in tutto e per tutto, perché li considerano anagraficamente inadeguati per ogni cosa, ma poi gli concedono un look da adulti autogestito (inclusi gel, piercing, tatuaggi, ecc.).

Fonte: Corriere.it

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La febbre fa bene

I bambini e la febbre

Quando il bimbo ha la febbre non si devono usare subito i farmaci  per levargliela, perché la febbre non è un male da eliminare a tutti i costi, ed ha un ruolo ben preciso da esercitare.

Tutte le volte che abbassiamo la febbre di un bambino, neutralizziamo gli sforzi del suo sistema immunitario per difendersi da virus e batteri, i quali, grazie proprio agli antipiretici, troveranno un ambiente meno ostile per diffondersi.

E’ necessario comprendere e accettare che la febbre è un fenomeno buono, anche se fa stare male: la febbre é una risposta dell’organismo e non una malattia.

Molti genitori temono che la febbre alta possa provocare conseguenze gravi come convulsioni o addirittura meningite e quindi somministrano l’antipiretico appena il bambino presenta un rialzo di temperatura (37°C) e poi ogni 4-6 ore a prescindere dalle sue condizioni generali, ignorando che in questo modo aiutano virus e batteri. Infatti il risultato sarà solo il prolungamento del malessere del bambino, che si trascinerà dietro uno stato di disagio per un tempo molto più lungo di quello che sarebbe stato necessario se lo stato febbrile fosse stato affrontato con rimedi naturali, facilitatori di una guarigione più rapida e duratura.

Spesso le risposte farmacologiche proposte per trattare i disagi dei bambini sono inappropriate. Infatti nella gran parte dei casi ricorrendo nel momento giusto a semplici ricette di preparati casalinghi e cibi idonei, si può evitare di fare ricorso, nelle piccole patologie dell’infanzia, a farmaci chimici i cui effetti collaterali superano spesso i loro effetti terapeutici.

L’uso eccessivo di farmaci comunemente usati per combattere la febbre come il Paracetamolo (Tachipirina, Efferalgan etc) oltre a indebolire la reazione immunitaria, può provocare effetti collaterali che vanno da reazioni orticarioidi a eritemi a dolori addominali accompagnati da piccoli sanguinamenti nello stomaco e nell’intestino fino a gravi danni al fegato.

Fonte: “Bambini e (troppe) medicine” di F. De Luca

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Bambini, colesterolo, alimentazione e tempo libero

Sono appena trascorse le feste e le abbuffate pasquali sono ben visibili sui fianchi di noi adulti e anche dei nostri bambini. I bambini in sovrappeso sono in continuo aumento, e nell’ambito dei problemi relativi all’obesità infantile un posto importante è occupato dal colesterolo.

Recentemente l’associazione dei pediatri americani ha affermato la necessità di controllare i livelli di colesterolo nel sangue dei bambini già a partire dalla scuola elementare.

Secondo gli esperti molti giovani pazienti a rischio non vengono individuati. E prima ci si accorge che il colesterolo non è a posto, prima si può intervenire per salvaguardare la salute del cuore e delle arterie.

In Italia il 25% dei bambini ha un peso non ottimale e più del 10% è addirittura obeso, con una concentrazione maggiore nel Centro-Sud. Soprattutto in questi bambini i livelli di colesterolo vanno controllati prima possibile, perché il processo aterosclerotico può iniziare già in tenera età pur non provocando disturbi. Se poi si dovessero scoprire anomalie che riguardano in particolare il colesterolo LDL, quello “cattivo”, si avrebbe la possibilità di intervenire con successo, visto che eventuali lesioni a carico delle arterie nei bambini sono ancora reversibili.

Non c’è dubbio che si debba fare prevenzione, ma la questione è come farla. Negli Usa, nonostante le linee guida mettano al primo posto una dieta adeguata e più esercizio fisico, si possono usare le statine, farmaci per ridurre il colesterolo. Tali farmaci possono apparire una scorciatoia per risolvere senza fatica il problema ma in realtà non possono rimediare agli scorretti stili di vita dei bambini. Le pillole vanno usate solo nei casi di un’ipercolesterolemia di tipo genetico particolarmente grave, difficile da correggere in altro modo. Per curare un bambino con un girovita abbondante con colesterolo e trigliceridi elevati può essere sufficiente cambiare il suo modo di mangiare e di passare il tempo libero. Un’alimentazione sbagliata e una vita troppo sedentaria sono infatti cattive abitudini che, se non corrette, si porterà appresso in età adulta, con conseguenze pericolose per la salute.

Fonte: Corriere.it

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A ciascuno il suo mestiere

San Francesco d'Assisi

Presso la mia parrocchia seguo un corso sui dieci comandamenti, e recentemente, attraverso il commento ad un brano del vangelo, il sacerdote ha evidenziato un concetto molto attuale: cambiare abitudini per avere successo.

Dopo una notte intera trascorsa in mare a pescare, Pietro torna a riva sfiduciato e a mani vuote. A quel punto Gesù gli suggerisce di gettare le reti a destra invece che a sinistra come aveva sempre fatto. Questa azione è innaturale per un pescatore esperto come Pietro, ma è efficace perchè gli consente di raccogliere tantissimi pesci. Dal punto di vista matematico questo concetto è ovvio: ripetere le stesse operazioni conduce sempre allo stesso risultato. Ma è meno ovvio pensare alla validità di tale concetto nella vita di tutti i giorni. Senza pensarci, noi percorriamo sempre la stessa strada per andare a lavoro, usiamo sempre lo stesso armadietto in palestra, ci sediamo sempre allo stesso posto a sedere all’università, ecc.. In sintesi, noi facciamo sempre le stesse cose e otteniamo sempre gli stessi risultati. Per ottenere risultati migliori dovremmo fare cose diverse dal solito: cambiare strada, armadietto in palestra, posto a sedere all’università, ecc..In conclusione, per avere successo dobbiamo cambiare abitudini. Cambiare non è facile, perché fa sentire meno sicuri, e perché a piccoli cambiamenti corrispondono quasi sempre grandi sacrifici, ma è l’unico modo per ottenere di più.

Non scopro certo io oggi la validità dei tanti messaggi contenuti nel Vangelo. In passato ho letto di temi simili in libri di tutt’altro genere (I 7 pilastri del successo di S.Covey, alcuni libri di A.Robbins – guru della programmazione neurolinguistica, Leader di te stesso di R.Re, ecc.). Molte persone ignorano che si possano ritrovare concetti così attuali in libri tanto antichi come le sacre scritture, e che i buoni sacerdoti, così come anche tante altre persone impegnate a vario titolo nell’ambito della Chiesa,  possono trasmettere un’enorme ricchezza intellettuale utilissima nella vita di tutti i giorni. Per questo non condivido le idee di chi “sostituisce” il sacerdote con un suo “surrogato”, come ad esempio fa chi si sposa con un Ufficiale di Stato oppure chi si pone importanti domande “esistenziali” e si rivolge allo psichiatra.

Ma non sarebbe forse più opportuno rendersi conto, e far capire a chi non lo sa, che ciascuno deve fare il proprio mestiere?

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Adolescenti più grassi senza feeling con la mamma

Il girovita degli adolescenti è influenzato negativamente da un cattivo rapporto madre-figlio in tenera età.

In Italia un adolescente su tre ha un girovita non proprio ideale. Tutta colpa di cibo spazzatura, TV e videogiochi? Cattiva alimentazione e sedentarietà hanno le loro responsabilità, ma un recente studio rivela che l’obesità è anche legata a un cattivo rapporto tra mamma e figlio in tenera età.

Uno scarso feeling tra madre e figlio non ha solo effetti sulla sfera emotiva del bambino, ma influenza anche il suo peso a distanza di anni. Il girovita dei bambini aumenta insieme alla scarsa “sensibilità materna” e all’elevato “attaccamento insicuro” del bambino. In altre parole: meno una mamma sa interpretare i bisogni e gli stati emotivi del bambino intervenendo con affabilità e coerenza e più un piccolo non vede nella madre un porto sicuro a cui fare sempre riferimento, tanto maggiore sarà per lui il rischio di diventare obeso in futuro. Un cattivo rapporto madre-figlio in tenera età causa alterazioni del peso e tendenza all’obesità che possono comparire anche dopo molti anni.

La soluzione non è colpevolizzare le madri. Infatti non sempre la sensibilità con cui le madri interagiscono coi figli è influenzata da fattori che riescono o possono controllare. Pertanto, oltre a promuovere la cultura di una corretta alimentazione e di un costante esercizio fisico, per fronteggiare il rischio di sovrappeso e obesità di bambini e adolescenti, bisognerebbe anche favorire la qualità del rapporto madre-figlio nei primi anni di vita.

 

Fonte: Corriere.it

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Un figlio non vale la carriera

Anche se non ho figli, ho la mia idea in merito al binomio figli-carriera. Secondo me non bisognerebbe rinunciare avere un figlio per nessun motivo e ancora meno per motivi di lavoro e carriera. Purtroppo però oggi molti genitori, e in particolare le mamme, non sono disposti a sacrificare la loro libertà dal punto di vista fisico e lavorativo per la crescita di un bambino. Un figlio cambia la vita dei genitori e li impegna h24: meno sedute dall’estetista, meno allenamenti in palestra, meno uscite con le amiche, ma soprattutto meno tempo da dedicare al lavoro e alla carriera.

Molto spesso questi ragionamenti non sono neppure fatti consapevolmente. Ci si propone di fare un figlio l’anno prossimo quando il lavoro sarà più stabile, poi l’anno prossimo diventa 3-4 anni quando sarà stata ottenuta l’agognata promozione, e così via fino ad eliminare completamente dalla propria vita la possibilità di avere un figlio. Eppure molte donne sarebbero delle mamme fantastiche…e badate bene che mi riferisco a quelle donne che non hanno problemi economici e non sono costrette a lavorare per vivere. Bene che vada, queste donne anche se fanno un figlio poi lo fanno crescere dalle babysitter praticamente come se fosse orfano.
Io stimo molto le donne che cambiano la propria vita per dedicarsi ai figli. Perché i figli hanno bisogno dei genitori per crescere e svilupparsi in modo sano.

Innumerevoli ed autorevoli studi hanno da molto tempo stabilito che i bambini che sono più “vicini” alla madre e ricevono più amore sono più “svegli” e capaci da grandi. Bisognerebbe capire che la vita è fatta per dare e non per ricevere, è fatta per donarsi ai figli e non per evitare che i figli chiedano di essere amati.
Per questo non sono d’accordo con chi critica le donne che mettono i figli davanti alla carriera. Perchè casomai sono le altre ad avere un problema.

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Le mamme cinesi sono superiori

L'Inno di Battaglia della Mamma Tigre

“L’Inno di Battaglia della Mamma Tigre” è un libro scritto un anno fa da una mamma cinese che pensa sia dovere dei genitori forzare, punire e addirittura insultare i figli per motivarli ad eccellere in tutto quello che fanno. A tale scopo suggerisce i seguenti divieti:

- vietato ottenere meno del massimo dei voti a scuola;

- vietato andare a giocare dalle amiche;

- vietato guardare la TV o giocare con il computer;

- vietato suonare uno strumento che non sia il violino o il pianoforte.

La scrittrice ha due figlie cresciute con “metodi cinesi” che brillano accademicamente e suonano violino e pianoforte da concertiste, e dice che, poiché i genitori occidentali hanno paura di indebolire l’autostima dei figli, i ragazzi di oggi non conoscono la soddisfazione di riuscire a fare qualcosa di difficile. Ad esempio, Mamma Tigre ha incrementato l’auto-stima di una figlia spingendola oltre le lacrime – con metodi brutali come farla esercitare fino a notte fonda, minacciando di dare via la sua casetta delle bambole, ecc. –  per riuscire finalmente a suonare un brano complicato. Le reazioni al libro sono state forti: c’era chi voleva chiamare i servizi sociali; chi le dava della pazza; chi la minacciava di morte; chi citava statistiche mostrando l’alta percentuale di suicidi tra donne cinesi; chi citava statistiche mostrando gli alti numeri di uomini e donne di etnia cinese nelle università più prestigiose del mondo. E tanti figli di immigrati cinesi raccontavano nei blog le loro storie di abuso da parte di genitori con tanta ambizione e poca compassione.

Tuttavia la Mamma Tigre si è resa conto con la seconda figlia molto ribelle che i suoi metodi non sempre prendono in considerazione le personalità dei figli, e che in passato non sempre ha preso le decisioni corrette. In effetti sarà pur vero che tanti genitori occidentali sono talmente tolleranti – e preoccupati di danneggiare i figli psicologicamente – che i bambini crescono senza la guida genitoriale di cui hanno bisogno disperatamente. I figli hanno bisogno di genitori forti. Non dimentichiamocelo. Ed è anche vero che la cosa peggiore per l’autostima del figlio è lasciarlo arrendere prima di imparare a fare bene una cosa, ma non si può considerare la maternità come una battaglia per la quale serve un inno. La maternità è amore non guerra.

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Bambini e parolacce: perchè le dicono e cosa fare

Che emozione quando ha detto “mamma” per la prima volta! Che sconforto, invece, quando ha pronunciato la prima parolaccia. All’inizio le parolacce dei bambini suscitano ilarità e sorpresa, ma poi diventano imbarazzanti per i genitori che si sentono “incapaci di educare”. E più si cerca di farli smettere, più loro continuano…

Fino ai 3 anni i bambini pronunciano tutte le parole con la stessa rilevanza perché le considerano giochi e suoni divertenti. I bambini non capiscono il significato delle parolacce ma comprendono l’effetto che suscitano nell’adulto e le ripetono per provocare nuovamente tale effetto. E’ inutile spiegare che non si dicono. I bambini dicono parolacce:

- per provocare una reazione;

- per attirare l’attenzione;

- perché gli piace il suono buffo e ridicolo;

- per emulare i grandi;

- per esprimere sentimenti forti come rabbia, paura o gelosia.

Per farli smettere non servono ragionamenti e punizioni perchè sono metodi “razionali” che non fanno parte del mondo della prima infanzia. Ecco invece cosa fare:

- non ridete e mostratevi indifferenti;

- spiegategli che alcune parole non si possono usare, in modo fermo ma tranquillo;

- non sgridateli! Lo considereranno un modo efficace per attirare la vostra attenzione e useranno le parolacce a questo scopo;

- non puniteli perché sarebbe come invitarli a sfidarvi;

- mostratevi offese se le dicono a voi;

- inventate alternative, evitando di sgridarli ma ripetendo quello che hanno detto usando altri termini;

- non dite voi le parolacce e vietatele in casa! Se anche le diranno lontano dalla vostra presenza, il fatto di non dirle in casa eviterà che le parolacce diventino il loro intercalare abituale.

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